Un’Italia meno diseguale deve riformare il welfare

Welfare

23 luglio 2009
immagine Ci sono beni che non si possono affidare al mercato: la sicurezza, la salute, l’istruzione.
Ci vuole un welfare che funzioni ovunque, che funzioni meglio e con maggior rispetto per i cittadini.


Per un’Italia meno diseguale si impone una riforma radicale del welfare.
In materia di lavoro, sanità, famiglia, diritti e pari opportunità il nuovo stato sociale ha delle priorità dalle quali non può prescindere: superare il dualismo del mercato del lavoro che penalizza i giovani, sostenere le famiglie e i loro redditi, introdurre un reddito minimo di inserimento, qualificare il sistema sanitario, aiutare le persone non autosufficienti, riformare le politiche per la casa, promuovere la piena e buona occupazione femminile, combattere l’evasione fiscale.
Il Pd crede nell’innalzamento flessibile e volontario delle pensioni, ma solo se associato all’estensione delle contribuzioni figurative.
Chi non trova lavoro o lo ha perso deve poter contare su aiuti economici e servizi di formazione e reinserimento: bisogna occuparsi di salario minimo, assicurando potere d’acquisto e migliore distribuzione dei ricavi.

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Commenti
da mario , inviato il 7/1/2010
Il «miracolato» Carlo Azeglio Ciampi
Apprendo dalla radio che la «riforma delle pensioni» varata da Dini nel ‘95 ha già ridotto le pensioni in essere a quella data, in termini reali, del 30 %. Ma non basta. La legge Dini prevede una «revisione dei parametri» decennale, che in pratica provoca un calo del 7 % ogni dieci anni. La revisione è in ritardo, doveva essere fatta nel 2005; l’Europa preme, i pensionati se la godono… Dunque presto, prestissimo un altro taglio del 7 %. Ma non basta. Ci vuole una «profonda riforma», e dunque un altro taglio. Perché gli italiani vivono troppo a lungo. Anche Ciampi, francamente, vive troppo a lungo. E risulta che già nel 1999, a 79 anni, godeva di tre pensioni: una INPS dall’81, pari a 8.222.150 lire mensili. Una Bankitalia dal 1980, di 45 milioni e mezzo di lire mensili. Una seconda pensione Bankitalia da 12 milioni e mezzo. Al mese, 71 milioni e passa. All'anno, 852 milioni e mezzo. In più, nel ‘99, Ciampi godeva del principesco emolumento di capo di stato: un settennato d’oro, senza spese di casa, d’affitto e di auto. Oggi, oltre alla pensione di ex-presidente, percepisce lo stipendio di senatore a vita più tutti i benefit della carica, autoblù eterna, voli gratis, omaggi e gratifiche. Ed ora va per gli 87 anni. Ma quando muore una buona volta Ciampi, che ci costa così tanto? Visto che gli italiani con pensione sotto i mille euro dovranno subire il taglio di un altro 7 % da «revisione dei parametri» - dunque la loro pensione si ridurrà a 930 euro - perché non cominciare da Ciampi? Un taglio del 7 % non lo ridurrà in miseria, probabilmente ha messo da parte qualcosa nella sua lunga vita di grand commis, governatore di Bankitalia, presidente della repubblica e senatore non eletto da alcuno, e che per anni ed anni non ha dovuto pagare l’affitto né le rate della macchina. Inoltre, ha il privilegio - negato ai comuni cittadini - di cumulare più pensioni, e pensioni con redditi «di lavoro» (se così si può definire quello che fa Ciampi).
Buongiorno, vorrei un suo parere su questo articolo trovato su internet: FREENFO RIFORMA PENSIONI
grazie, attendo una Sua gradira risposta con stima mario
da mario , inviato il 7/1/2010
Il «miracolato» Carlo Azeglio Ciampi
Apprendo dalla radio che la «riforma delle pensioni» varata da Dini nel ‘95 ha già ridotto le pensioni in essere a quella data, in termini reali, del 30 %. Ma non basta. La legge Dini prevede una «revisione dei parametri» decennale, che in pratica provoca un calo del 7 % ogni dieci anni. La revisione è in ritardo, doveva essere fatta nel 2005; l’Europa preme, i pensionati se la godono… Dunque presto, prestissimo un altro taglio del 7 %. Ma non basta. Ci vuole una «profonda riforma», e dunque un altro taglio. Perché gli italiani vivono troppo a lungo. Anche Ciampi, francamente, vive troppo a lungo. E risulta che già nel 1999, a 79 anni, godeva di tre pensioni: una INPS dall’81, pari a 8.222.150 lire mensili. Una Bankitalia dal 1980, di 45 milioni e mezzo di lire mensili. Una seconda pensione Bankitalia da 12 milioni e mezzo. Al mese, 71 milioni e passa. All'anno, 852 milioni e mezzo. In più, nel ‘99, Ciampi godeva del principesco emolumento di capo di stato: un settennato d’oro, senza spese di casa, d’affitto e di auto. Oggi, oltre alla pensione di ex-presidente, percepisce lo stipendio di senatore a vita più tutti i benefit della carica, autoblù eterna, voli gratis, omaggi e gratifiche. Ed ora va per gli 87 anni. Ma quando muore una buona volta Ciampi, che ci costa così tanto? Visto che gli italiani con pensione sotto i mille euro dovranno subire il taglio di un altro 7 % da «revisione dei parametri» - dunque la loro pensione si ridurrà a 930 euro - perché non cominciare da Ciampi? Un taglio del 7 % non lo ridurrà in miseria, probabilmente ha messo da parte qualcosa nella sua lunga vita di grand commis, governatore di Bankitalia, presidente della repubblica e senatore non eletto da alcuno, e che per anni ed anni non ha dovuto pagare l’affitto né le rate della macchina. Inoltre, ha il privilegio - negato ai comuni cittadini - di cumulare più pensioni, e pensioni con redditi «di lavoro» (se così si può definire quello che fa Ciampi).
Buongiorno, vorrei un suo parere su questo articolo trovato su internet: FREENFO RIFORMA PENSIONI
grazie, attendo una Sua gradira risposta con stima ;ario
da mario , inviato il 7/1/2010
Il «miracolato» Carlo Azeglio Ciampi
Apprendo dalla radio che la «riforma delle pensioni» varata da Dini nel ‘95 ha già ridotto le pensioni in essere a quella data, in termini reali, del 30 %. Ma non basta. La legge Dini prevede una «revisione dei parametri» decennale, che in pratica provoca un calo del 7 % ogni dieci anni. La revisione è in ritardo, doveva essere fatta nel 2005; l’Europa preme, i pensionati se la godono… Dunque presto, prestissimo un altro taglio del 7 %. Ma non basta. Ci vuole una «profonda riforma», e dunque un altro taglio. Perché gli italiani vivono troppo a lungo. Anche Ciampi, francamente, vive troppo a lungo. E risulta che già nel 1999, a 79 anni, godeva di tre pensioni: una INPS dall’81, pari a 8.222.150 lire mensili. Una Bankitalia dal 1980, di 45 milioni e mezzo di lire mensili. Una seconda pensione Bankitalia da 12 milioni e mezzo. Al mese, 71 milioni e passa. All'anno, 852 milioni e mezzo. In più, nel ‘99, Ciampi godeva del principesco emolumento di capo di stato: un settennato d’oro, senza spese di casa, d’affitto e di auto. Oggi, oltre alla pensione di ex-presidente, percepisce lo stipendio di senatore a vita più tutti i benefit della carica, autoblù eterna, voli gratis, omaggi e gratifiche. Ed ora va per gli 87 anni. Ma quando muore una buona volta Ciampi, che ci costa così tanto? Visto che gli italiani con pensione sotto i mille euro dovranno subire il taglio di un altro 7 % da «revisione dei parametri» - dunque la loro pensione si ridurrà a 930 euro - perché non cominciare da Ciampi? Un taglio del 7 % non lo ridurrà in miseria, probabilmente ha messo da parte qualcosa nella sua lunga vita di grand commis, governatore di Bankitalia, presidente della repubblica e senatore non eletto da alcuno, e che per anni ed anni non ha dovuto pagare l’affitto né le rate della macchina. Inoltre, ha il privilegio - negato ai comuni cittadini - di cumulare più pensioni, e pensioni con redditi «di lavoro» (se così si può definire quello che fa Ciampi).
Buongiorno, vorrei un suo parere su questo articolo trovato su internet: FREENFO RIFORMA PENSIONI
grazie, attendo una Sua gradira risposta con stima ;ario
da Vito Noviello , inviato il 5/1/2010
Caro Bersani,
mi sono sempre collocato politicamente tra i progressisti.
Ti faccio notare e ti invito a farlo notare a tutti i politici di qualsiasi appartenenza che dal 1994 i vostri stipendi e prebende varie sono state adeguate abbondantemente all'umento del costo della vita, mentre il reddito complessivo per definire un coniuge o figlio a carico è rimasto inalterato a 5.500.000 lire (2.840,51 Euro).
Quanto sopra sta a dimostrare quanto a cuore vi stanno i problemi dei cittadini e vorrei che mi si spiegasse come con un reddito da pensione di 2.200,00 Euro l'anno cui aggiungere il 50% del reddito della prima casa pari a 750,00 Euro (totale 2.950,00 euro) mia moglie non è più a mio carico e deve pagarsi le medicine e le fatture e ticket vari di tasca propria senza poter nemmeno usufruire del recupero del 19%.
Questo mi conferma sempre più di vivere in un paese in cui i governanti sono deboli con i forti (vedi condono fiscale) e forti con i deboli (tutti coloro che dichiarano onestamente i propri redditi). Dal 1994 ci sono stati anche governi progressisti che non hanno pensato minimamente ad adeguare i limiti di cui sopra compresi quelli per detrazioni da lavoro dipendente, da pensione, ecc.
Cordiali saluti.
Vito Noviello
da Vito Noviello , inviato il 5/1/2010
Caro Bersani,
mi sono sempre collocato politicamente tra i progressisti.
Ti faccio notare e ti invito a farlo notare a tutti i politici di qualsiasi appartenenza che dal 1994 i vostri stipendi e prebende varie sono state adeguate abbondantemente all'umento del costo della vita, mentre il reddito complessivo per definire un coniuge o figlio a carico è rimasto inalterato a 5.500.000 lire (2.840,51 Euro).
Quanto sopra sta a dimostrare quanto a cuore vi stanno i problemi dei cittadini e vorrei che mi si spiegasse come con un reddito da pensione di 2.200,00 Euro l'anno cui aggiungere il 50% del reddito della prima casa pari a 750,00 Euro (totale 2.950,00 euro) mia moglie non è più a mio carico e deve pagarsi le medicine e le fatture e ticket vari di tasca propria senza poter nemmeno usufruire del recupero del 19%.
Questo mi conferma sempre più di vivere in un paese in cui i governanti sono deboli con i forti (vedi condono fiscale) e forti con i deboli (tutti coloro che dichiarano onestamente i propri redditi). Dal 1994 ci sono stati anche governi progressisti che non hanno pensato minimamente ad adeguare i limiti di cui sopra compresi quelli per detrazioni da lavoro dipendente, da pensione, ecc.
Cordiali saluti.
Vito Noviello
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