di Gianni Pittella, vicepresidente vicario del Parlamento Europeo

Cosa non va dell’Europa

25 settembre 2009
Come il presidente Napolitano ha più volte messo in evidenza l’Unione europea si trova ad affrontare una fase molto delicata e complessa del proprio cammino.

La scorsa settimana il parlamento ha adempiuto ad uno dei suoi atti più rilevanti, con l’approvazione del presidente della nuova commissione, e si appresta a completare, per la sua parte, tutto il processo di riassetto istituzionale.

Nello stesso tempo, si è alla vigilia di decisioni cruciali per il destino dell’Europa.

Tra pochi giorni si conoscerà, in seguito alla scelta dei cittadini irlandesi, il destino del nuovo Trattato che consentirà al parlamento di conseguire nuovi poteri di codecisione legislativa.

Le recenti elezioni per il rinnovo del parlamento hanno confermato l’accrescersi del distacco tra le istituzioni europee e i cittadini.

L’Europa soffre da tempo di un deficit democratico che danneggia non soltanto l’immagine ma anche l’imponente attività svolta dall’Unione, le sue politiche interne verso i paesi membri, il suo ruolo esterno per la difesa della pace e dello sviluppo mondiale.

Resta aperto il problema di un coinvolgimento effettivo dei paesi e delle realtà regionali nel processo di formazione delle scelte e dei provvedimenti legislativi.

Si tratta di un aspetto molto dibattuto ma scarsamente affrontato.

Eppure è proprio qui che si gioca una buona fetta del rapporto di fiducia tra l’Europa e i cittadini.

È giunto il momento di affrontare il tema di una più intensa partecipazione alla presa di decisioni nell’ambito delle istituzioni europee con l’obiettivo di colmare il distacco, e talvolta l’incomprensione delle opinioni pubbliche.

Mi riferisco alla partecipazione dei parlamenti nazionali sin dalle prime fasi, alla definizione delle politiche dell’Unione europea.

Questo ruolo, accompagnato dalle ulteriori specificazioni dell’apposito protocollo sui principi di sussidiarietà e proporzionalità, diventa indubbiamente rilevante.

E non è da intendersi in contrapposizione ai maggiori poteri del parlamento europeo in materia di codecisione.

La mia proposta, dunque, è una vera e propria iniziativa politica e legislativa in Italia che permetta di rendere più partecipato, più trasparente e più consapevole il contributo di tutti i soggetti interessati alla cosiddetta "fase ascendente" del processo legislativo europeo.

Troppe decisioni vengono adottate a livello di consiglio dei ministri europeo sulla base delle determinazioni pressoché esclusive del governo nazionale.

Si studino e si regolamentino le modalità perché venga ascoltata anche la voce delle commissioni competenti, dei nostri deputati e senatori.

Questa opportunità offerta al nostro parlamento nazionale dovrebbe essere arricchita dall’individuazione di canali più regolari e strutturati di informazione e partecipazione dei parlamentari europei ai lavori delle camere, superando i limiti di volontarismo e occasionalità che hanno portato a risultati insoddisfacenti.




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