8 ottobre 2009
Intervento di
Roberto Zaccaria1. Pochi giorni fa in apertura della sua campagna congressuale a Milano Pier Luigi Bersani ha ricordato la gravità dell’attuale condizione del nostro Paese, stretto in una morsa drammatica tra una crisi sociale ed economica di proporzioni enormi ed una crisi democratica mai vissuta in precedenza.
Quest’ultima crisi ha molte cause: la grave svalutazione del ruolo del Parlamento, l'indebolimento degli organi di garanzia e di controllo, la compressione tangibile della libertà di espressione, ma la causa primaria é certamente quella costituita dal conflitto d’interessi, ovvero dalla concentrazione in una sola figura del potere politico-istituzionale e di quello economico.
La mancanza di una adeguata normativa anti-trust nel settore radiotelevisivo rende il conflitto di interessi ancora più acuto.
Solo risolvendo questi problemi potremmo affrontare in modo appropriato anche la crisi economica.
Non si può infatti uscire da una crisi così drammatica con un così vistoso deficit di democrazia che tende anzi ad aggravarsi con capitoli ogni giorno più preoccupanti.
Il problema tra l’altro assume sempre di più una dimensione sovranazionale e quindi le risposte che dobbiamo dare si misurano anche con le preoccupazioni che sentiamo provenire da larga parte della stampa estera.
Lo stesso problema ha oggi profili di patologia molto più grave del recente passato.
Consapevoli di ciò, lo scorso luglio alla Camera abbiamo presentato insieme a Walter Veltroni un progetto di legge in materia.
Supportata in maniera convinta da tutta l’opposizione (Pd, Udc, Idv) la proposta ha raccolto finora un’ottantina di adesioni, tra cui quelle di Bruno Tabacci, Massimo Donadi, Leoluca Orlando, Giuseppe Giulietti, Savino Pezzotta, Piero Fassino, Livia Turco, Paolo Gentiloni, Bachelet, Vassallo, Tocci.
Differenti sensibilità e differenti appartenenze partitiche accomunate dall’obiettivo di superare questa anomalia, tutta italiana, generata dalla mancanza di regole chiare per prevenire e reprimere le situazioni di conflitto e soprattutto dalle profonde carenze strutturali della vigente disciplina (legge Frattini).
Quest’ultima, infatti, appare non solo inidonea ad assicurare una reale parità d’accesso alle cariche pubbliche, ma mostra di ignorare vistosamente anche il contenuto dell’art.54 della Costituzione ove dice che le funzioni pubbliche devono essere adempiute con "disciplina ed onore".
2. La proposta di legge offre una precisa definizione della nozione di conflitto di interesse; chiarisce quali sono i soggetti ai quali essa si applica; introduce misure di due tipi,
ex ante (ovvero istituti apprestati al fine di prevenire le situazioni di conflitto di interesse) ed
ex post (ovvero istituti idonei a sanzionare i casi in cui si registri la violazione delle disposizioni di prevenzione, integrandosi una situazione di conflitto di interessi); introduce il principio delle pari opportunità tra i capi delle coalizioni e delle liste nell’accesso ai mezzi di comunicazione nel periodo della campagna elettorale.
I soggetti chiamati al controllo ed all’eventuale applicazione delle sanzioni sono l’Autorità garante della concorrenza e del mercato e, per quanto riguarda le pari opportunità tra i capi delle coalizioni, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
Essa si applica ai titolari di cariche di Governo, ovvero al Presidente del Consiglio dei ministri, i Vice Presidenti del Consiglio dei ministri, i Ministri, i Vice – Ministri, i Sottosegretari di Stato e i commissari straordinari del Governo.
La proposta assume anche il valore di norma di principio nel rapporto Stato Regioni.
Tra le misure volte a prevenire l’insorgenza di situazioni di conflitto, la proposta di legge prevede in primo luogo che questi soggetti, entro 20 giorni dall’assunzione dall’inizio del mandato, dichiarino all’Autorità per la concorrenza le cariche di cui sono titolari e la consistenza del proprio patrimonio.
L’Autorità accerta l’eventuale sussistenza di situazioni di incompatibilità entro trenta giorni dal ricevimento di tali dichiarazioni.
La titolarità delle cariche di governo è incompatibile con: qualunque carica o ufficio pubblico non ricoperto in ragione della funzione svolta; qualunque impiego pubblico o privato; l'esercizio di attività professionali, o di lavoro autonomo, anche in forma associata o societaria, di consulenza e arbitrali, anche se non retribuite; l'esercizio di attività imprenditoriali, anche per interposta persona o attraverso società fiduciarie; la proprietà di un patrimonio di valore superiore a 30 milioni di euro in beni, ad esclusione dei contratti concernenti titoli di Stato, la cui natura, anche avuto riguardo alla concentrazione nel medesimo settore di mercato, configura l'ipotesi di conflitto d’interessi; la proprietà, il collegamento o il controllo diretto o indiretto di un’impresa che svolga la propria attività sulla base di qualunque titolo abilitativo rilasciato dallo Stato.
Mi preme sottolineare due aspetti; in primo luogo che la proposta ragionevolmente non si applica ai cosiddetti piccoli imprenditori; in secondo luogo che essa prevede che tra le cause di incompatibilità vi sia anche il possesso per interposta persona o tramite società fiduciarie, di partecipazioni rilevanti, in settori strategici quali la difesa, la sanità, l'energia, le comunicazioni, il credito.
Una volta accertata la sussistenza di situazioni d’incompatibilità, l’Autorità per la concorrenza invita l’interessato a comunicare, entro i trenta giorni successivi, l’opzione tra il mantenimento della carica di Governo e il mantenimento della posizione incompatibile. Nel caso in cui la persona interessata non comunichi alcunché, si da per inteso che l’interessato abbia optato per la posizione incompatibile e pertanto decade automaticamente dalla carica pubblica.
Decade dalla carica anche nel caso in cui abbia dato mandato irrevocabile a vendere ed entro sei mesi non abbia provveduto.
Ci sono poi quelle che abbiamo definito misure ex post. Per esempio l’Autorità per la concorrenza è chiamata a diffidare l’impresa che fa capo al titolare di cariche di Governo qualora questa cerchi di trarre vantaggio da atti adottati in conflitto di interessi, nonché a irrogare sanzioni in caso di violazione degli obblighi di dichiarazione e di astensione ed in caso di inottemperanza alla diffida.
La proposta di legge, infine, introduce il principio delle pari opportunità tra i capi delle coalizioni e delle liste nell’accesso ai mezzi televisivi e a quelli radiofonici del servizio pubblico nel periodo della campagna elettorale, in armonia con quanto disposto dall’art. 51 della Costituzione.
3. Questo in estrema sintesi il contenuto di una proposta parlamentare sostenuta da tutte le forze di opposizione, a sottolineare quanto sia sentito e condiviso il problema nel nostro Parlamento.
Nessuno pensa che questa maggioranza sia lontanamente disponibile ad adottare un testo di questo genere, ma il solo fatto di proporlo, con uno schieramento così ampio, acquista il significato di un prioritario impegno programmatico di uno schieramento alternativo.
Ma, come già si è detto, non si tratta più solo di una questione di politica interna.
Gli ormai frequenti articoli sulla stampa internazionale e i commenti, il più delle volte critici, che le nostre vicende politiche suscitano all’estero devono farci comprendere quanto questo problema ormai abbia una risonanza non solo domestica.
Chiediamoci responsabilmente quanto male faccia una situazione quale quella italiana ad un’Europa di democrazie e ad un’America che ha riscoperto la sua forza con l’ascesa di Obama.
Il problema del conflitto di interessi non è il solito ritornello degli anti-berlusconiani: è una questione di civiltà ed è certamente un indice decisivo per giudicare la qualità della nostra democrazia.
Quanto prima acquisiremo maggioritariamente questa consapevolezza, tanto prima restituiremo agli occhi dei nostri cittadini e del mondo il dovuto onore all’antica tradizione democratica italiana.
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