Chiudere la transizione istituzionale per far crescere l’Italia - Alessandro Sterpa

8 ottobre 2009
1. Una Costituzione da difendere e da aggiornare.

Per gli italiani la Costituzione del 1948, approvata dall’Assemblea costituente e che reca in calce le firme di De Gasperi, Terracini e De Nicola, rappresenta il simbolo della rinascita del nostro Paese, in un contesto di rinnovata democrazia ed eguaglianza di opportunità.

In essa sono ancora illuminanti i grandi obiettivi di sviluppo e di progresso della nostra collettività, dal principio lavorista, a riconoscimento del merito, dalla libertà di intraprendere al principio solidarista.

Questa nostra Costituzione, così ancora attuale nel suo progetto sociale, deve essere oggi oggetto di puntuali riforme che aggiornino, in particolare, il funzionamento di alcuni organi ed istituti proprio con lo scopo di permettere ai cittadini e alle istituzioni repubblicane di perseguire con maggiore efficacia quegli obiettivi di una società libera e giusta, così come sanciti dalle parole dei nostri Padri fondatori.

Difendere la Costituzione, oggi, vuol dire non solo proteggerla dal rischio di chi ne vuole cancellare il ruolo storico e politico, ma anche aggiornarne alcuni contenuti, per rilanciare e spostare ancora più in avanti il progetto riformatore costituzionale.

Una forma di governo che permetta di decidere e di controllare.
La più urgente riforma costituzionale riguarda la forma di governo e, in particolare, il rafforzamento del ruolo del Presidente del Consiglio con la possibilità di nominare e revocare i Ministri, come il Cancelliere tedesco ed il Premier britannico, unitamente alla trasformazione del Senato della Repubblica in Senato delle autonomie territoriali, oggi che, con il testo costituzionale, le autonomie territoriali italiane hanno un numero maggiore di competenze per il cui esercizio è necessario che si costruisca un luogo di dialogo tra lo Stato e le Regioni.

2. Un regionalismo responsabile e solidale.

Proprio le Regioni e le autonomie territoriali devono costituire un piano di lavoro del Partito democratico per costruire un sistema di federalismo fiscale che "tenga insieme" il Paese, aumentando la responsabilizzazione della spesa locale, rispettando i vincoli comunitari ed il Patto interno, ma al tempo stesso aiutando le aree del Paese meno ricche e quindi meno in grado di cogliere le opportunità che oggi l’art. 119 della Costituzione riconosce loro, permettendo agli enti territoriali autonomi di imporre tributi propri.
Il federalismo fiscale deve tenere sotto controllo il livello di pressione fiscale complessivo che interessa i contribuenti e deve rendere trasparenti, davanti alla responsabilità politica degli eletti locali, le scelte che riguardano le spese di Comuni, Province e Regioni.

Lo sviluppo di Roma Capitale deve essere una bandiera del Partito democratico, in modo da ribaltare il criterio di opposizione territoriale nel quale il centrodestra ha assegnato maggiori competenze per Roma, mettendo Roma contro il nord e contro il resto del Paese.
Roma è una ricchezza per tutto il Paese ed una sua crescita è una crescita di tutta la Nazione.

3. Una legge elettorale che parli democratico.

La legge elettorale per il Parlamento, con le liste bloccate costruite da pochi esponenti dei partiti senza meccanismi adeguati di selezione sulla base delle capacità e dei meriti, senza un coinvolgimento concreto dei cittadini, sia iscritti che non, rappresenta un colpo duro alla partecipazione politica degli italiani alla vita del Paese.
Occorre superare senza indugi le liste bloccate: liste bloccate vuol dire spesso eletti non in grado di esercitare il ruolo richiesto; liste bloccate vuol dire Paese bloccato.
La vicenda referendaria del giugno 2009 rappresenta comunque un punto di emersione di un messaggio dei cittadini per la trasformazione della legge elettorale.

4. Semplificazione legislativa ed amministrativa

La semplificazione ed il miglioramento della regolamentazione sono fattori decisi per la competitività di un Paese e per la reale fruibilità dei diritti da parte dei cittadini: una migliore regolazione, in un contesto di rafforzata legalità e fiducia, costituisce una condizione essenziale per migliorare il grado di competitività statale e per garantire i diritti.
In questo senso, gli obiettivi di fondo di una adeguata azione di semplificazione sono rappresentati dal contenimento della crescita delle norme in vigore e da una maggiore qualità delle nove norme. Al riguardo, il percorso volto a riordinare il sistema legislativo – intrapreso con la legge Bassanini n. 59 del 1997 e che oggi prosegue con la legge n, 246 de 2005 attraverso il c.d. "taglia leggi" – necessita di opportune ed efficaci azioni di completamento.



tags: costituzione  regionalismo  semplificazione 




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