La Chiesa e Silvio Berlusconi - Paolo Corsini

8 ottobre 2009
Nel suo ultimo libro, Le parole della politica, scritto in collaborazione con Federica Montevecchi, uno dei grandi maestri del Novecento, Vittorio Foa, ha avuto modo di osservare, argomentando sulla crisi della vita pubblica, che "la parola esempio è la più importante", aggiungendo che "non si possono insegnare i valori politici: è necessario viverli".

Restituire, dunque, verità alle parole, la verità del vissuto, degli stili di vita, consegnata anche alle parole della politica.

Credere nelle cose alte, soprattutto nei momenti in cui si sente un linguaggio politico volgare, banale, come quello di oggi

Da qui, da uno scadimento morale senza fine, una sorta di "pedagogia dell’esempio" che conduce Foa a dirsi "un po’ scettico sul linguaggio dei valori (…), sull’esaltazione dei valori: vorrei vedere degli esempi perchè è dagli esempi che può nascere qualcosa".

Federica Montevecchi, a sua volta, citando Socrate dal dialogo Gorgia, rimanda a quei politici in grado di "essere a capo di se stessi", propensi cioè a perseguire l’elevazione della propria vita per innalzare la civiltà della polis.

Compos sui, responsabile, dunque, deve essere il politico, vale a dire abilitato a rispondere di sé, del proprio costume, delle scelte adottate da proporre alla città, al Paese, come traccia, prospettiva, indirizzo, come esempio.

Ebbene le vicende che chiamano in causa Silvio Berlusconi sono troppo note e ormai ampiamente discusse, a partire dal rapporto vita privata – vita pubblica, perchè se ne disquisisca ulteriormente. Tutto, forse, è stato detto e contraddetto.

A me interessa un profilo particolare del problema, che attiene, appunto, alla categoria dell’esempio, del modello pedagogico in rapporto ad un protagonista non certo irrilevante, quanto a ruolo, capacità di orientamento, incidenza nella società e nella politica italiana: la Chiesa cattolica nelle sue diverse articolazioni.

Con una premessa, per non essere frainteso: e cioè che non posso non sottolineare la schizofrenia di quegli esponenti della cultura laica – utilizzo questo termine nella sua accezione comune che, tuttavia, andrebbe rigorizzata – i quali nel mentre denunciano "indebiti" pronunciamenti della gerarchia ecclesiastica sui temi eticamente sensibili, parimenti invocano da essa prese di posizione sulla deriva, sul degrado morale in cui il Paese è da tempo precipitato.

Quando in discussione, da sottoporre all’argomentazione pubblica, dovrebbe essere non la legittimità, ma il merito delle diverse affermazioni che non sono solo parole pesanti, ma danno corpo a fatti, a scelte certamente significative.

Del resto la Chiesa ,e particolarmente la Conferenza episcopale italiana, il Vicariato di Roma, la Segreteria di Stato vaticana, pur con diversi accenti, non hanno mancato di far sentire la propria voce critica nei confronti tanto di specifici provvedimenti legislativi del governo Prodi, quanto di orientamenti ed indirizzi più generali. Con un segno inequivocabile.

Come ha scritto Rodolfo Brancoli, in un bilancio–resoconto di un’intera stagione, nel segno di un processo di progressiva "riclericalizzazione (…) che ha ridotto a ben poca cosa l’autonomia del laici cattolici impegnati in politica ed ostracizzato, in particolare, la componente cattolico-democratica, da sempre fondamentale nel progetto prodiano".

Insomma, per farla breve: la polemica verso il "cattolico adulto" Romano Prodi e l’accondiscendenza, se non l’ossequio, verso gli "atei devoti", il sostegno ai "laici bigotti".

In sostanza la "Chiesa della politica" che distingue tra "governo amico" e "governo nemico", che offusca, sin quasi al suo spegnimento, la "Chiesa della profezia", della Parola che lacera e divide e interroga interrogandosi perché è fedele a se stessa e trae ispirazione dalla "differenza cristiana", dalla perenne provocazione evangelica.

Questa "Chiesa della politica", se si escludono alcune eccezioni, pur assai autorevoli, a cominciare da mons. Mariano Crociata e da "Famiglia cristiana", sino ad oggi ha profferito parole assai flebili, assai poco risonanti, comunque tardive, sul caso Berlusconi, lasciando per lo più a singoli anonimi cittadini cattolici l’onere della denuncia sdegnata, nonché a sacerdoti periferici, spesso isolati, senza particolare eco nell’opinione pubblica, il risentimento per lo scandalo.

Ha così di fatto legittimato, nell’illusione fuorviante di un cristianesimo assurto a "religione civile", una sorta di "doppia morale" o di "morale separata" – l’etica dei disegni di legge, degli atti di governo e l’etica delle pratiche e degli esempi di vita.

Quasi che Berlusconi non rappresenti per gli italiani un’ideologia, un riferimento di costume, un’icona di valori, un fenomeno antropologico, a proposito di "questione sociale come questione antropologica" e di acculturazione del messaggio cristiano in un Paese sempre più secolarizzato, sottoposto ad una mondanizzazione scristianizzante.

Appunto: Berlusconi come esempio, lui, il suo corpo, le sue televisioni, il "grande fratello", un veicolo di socializzazione culturale e di gerarchizzazione di principi di vita in ordine a problemi di estrema rilevanza pubblica, quali la soggettività femminile, la libertà della donna, le modalità di selezione e di acquisizione di ruolo del personale politico, la dignità degli organi parlamentari e delle istituzioni di governo, l’immagine e la credibilità del Paese, dei suoi rappresentanti in Europa e a livello internazionale.

Laddove Italia, già sinonimo di arte di arrangiarsi e di familismo amorale, equivale ormai a sessismo , a impunità, a disuguaglianza davanti alla legge, a cultura del privilegio e dell’immunità, quella immunitas che, così spiega uno studioso di vaglia come Roberto Esposito, non è compatibile con communitas, uno dei principi cardine del personalismo cristiano.

Senza contare l’ipocrisia benpensante, il cinismo, l’arroganza che investono e travolgono, al punto da trasmutarne significato e valore, parole centrali nel lessico cattolico quali persona, famiglia, diritto, responsabilità, dovere, prossimità, rispetto alle quali lo stesso straordinario servizio reso da quei "mondi vitali" espressione di realtà che si riconoscono nella comunità ecclesiale e fanno riferimento alla Chiesa, risulta umiliato, svilito, offeso.

Questo per l’orizzonte nazionale.
Duole certo dirlo: pure a Brescia, al di là del bisbiglio, delle conversazioni confidenziali, delle voci che sussurrano dissociandosi, di prese di posizione assunte poiché richieste in occasioni riservate, non è dato riconoscere un sussulto, uno scatto d’orgoglio, un empito di indignazione testimoniato pubblicamente da una comunità che pure ha annoverato e, grazie a Dio, può contare su sacerdoti e laici di indiscusso valore, di indubbio prestigio, di profonda, autentica spiritualità cristiana.

E’ vero: i padre Bevilacqua e Manziana ieri, i Cesare Trebeschi oggi – le cui lettere ad Avvenire vengono prevalentemente cestinate – sono purtroppo rari e rappresentano eccezioni che rischiano di far dubitare della fecondità della regola.

Qui la riflessione porterebbe lontano, porterebbe all’isterilimento della società civile, come esito pure dell’inaridirsi di quel fecondo rapporto tra crescita dell’esperienza cristiana, lievitazione religiosa e autenticazione del principio, della vita democratica.

Sino a quello "scisma sommerso" di cui, in una prospettiva generale, parlava Pietro Prini, il grande filosofo cattolico purtroppo scomparso.




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Commenti
da Adriano Gallo Stampino , inviato il 9/10/2009
Pure di non vedere piu il nano psicotico votero per te. Sei pelato e te ne vanti. Pure io lo sono e mai, dico MAI, mi faro' un trappianto di crine d'asino. Poi, sono stanco di vecchiacci al potere. Massimo 60 anni. Voglio sangue nuovo, idee nuove, basta di...ismi, tranne pragmatismo !. In bocca al lupo compagno...e in c...al nano di arcore ..!
da Adriano Gallo Stampino , inviato il 9/10/2009
Pure di non vedere piu il nano psicotico votero per te. Sei pelato e te ne vanti. Pure io lo sono e mai, dico MAI, mi faro' un trappianto di crine d'asino. Poi, sono stanco di vecchiacci al potere. Massimo 60 anni. Voglio sangue nuovo, idee nuove, basta di...ismi, tranne pragmatismo !. In bocca al lupo compagno...e in c...al nano di arcore ..!
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