Lettera agli Italiani all'Estero - Pier Luigi Bersani

17 ottobre 2009
Grazie, prima di tutto.

Grazie a quanti hanno partecipato al congresso del PD, un momento vero di democrazia, che, per essersi svolto all’estero, in condizioni particolari e difficili, è stato anche un fattore di legame con l’Italia e con la sua vita civile.

Grazie, anche, a quanti hanno voluto condividere il progetto politico che ho messo a base della mia candidatura alla segreteria del PD, in misura che si è rivelata percentualmente anche più ampia rispetto a quella raggiunta in Italia (62,44%). Quel PD forte e autonomo che ho in mente, attento a farsi fulcro di rapporti e alleanze con tutte le forze del centrosinistra e capace di interloquire con partiti e movimenti liberal e progressisti in tutto il mondo, è evidentemente nelle aspettative degli italiani all’estero. Essi, per altro, già in occasione della prima prova del voto per corrispondenza, quando il centrosinistra ha avuto la sua maggiore affermazione, hanno potuto verificare quanto sia necessaria, soprattutto in un ambito tanto vasto, un’attenta e articolata rete di alleanze e di dialogo politico e culturale.

Ora, con le primarie, abbiamo la possibilità di estendere molto la proiezione della nostra proposta e, grazie anche al voto online consentito agli italiani all’estero, coinvolgere cittadini e simpatizzanti che guardano alle vicende italiane da lontano e, negli ultimi tempi, fors’anche con una punta di amarezza.

È molto importante farlo, non solo per aiutare il PD a uscire dalla sua difficile transizione, ma soprattutto per spingere chi vive lontano da noi a riaccostarsi alla politica e all’Italia con una sensazione meno critica e più costruttiva.

Oggi l’immagine dell’Italia berlusconiana all’estero è pessima e peggiora di giorno in giorno. Non lo dico io, ma i maggiori organi d’informazione del mondo. So bene che l’immagine del proprio Paese per chi vive all’estero è come l’aria che si respira.

Partecipare a uno dei momenti più importanti della vita del maggiore partito d’opposizione, dare un segnale di reazione, è un atto che fa bene all’Italia e che la può aiutare a riaccreditarsi nell’opinione pubblica mondiale. Con questo spirito dobbiamo chiedere di partecipare alle primarie e di esprimere un voto per uno dei candidati a dirigere il partito che si sta spendendo interamente e dovrà farlo ancora di più per un’Italia diversa.

Fare in modo che chi ha dovuto fare tutti i passi del lungo cammino dell’integrazione in società diverse e talvolta ostili possa diventare un fermento attivo della nostra vita politica, ci potrà aiutare fortemente a governare la transizione della nostra società sempre più ricca di stranieri e “nuovi italiani” e a immunizzare i fenomeni di xenofobia che alcune forze irresponsabilmente alimentano per piccoli interessi elettorali.

Una larga partecipazione può essere anche un alto là alle politiche di decostruzione della comunità italiana nel mondo che il Governo di centrodestra sta adottando fin dalla sua nascita.

I tagli delle risorse destinate alle politiche migratorie – dalla promozione della lingua e cultura italiana all’assistenza per i nostri connazionali più esposti alla crisi economica e sociale, dalla sopravvivenza ed efficienza della rete consolare all’informazione – tagli che nel bilancio di quest’anno tendono a diventare cronici, aprono solchi di disagio tra i lavoratori e le loro famiglie e minano la possibilità di internazionalizzazione del Paese.

Eppure, le fasi migliori per la nostra economia e per la nostra società sono state quelle in cui siamo stati capaci di uscire dai nostri confini, magari con l’aiuto delle nostre comunità all’estero che sono state sempre un canale primario di contatti e di penetrazione. In più, in un mondo sempre più multiculturale, ridurre l’impegno per la lingua, la cultura, l’informazione significa inaridire le radici necessarie a milioni di giovani d’origine italiana per coltivare la propria identità.

Insomma, le primarie siano tra gli italiani all’estero non solo un importante evento democratico, ma una risposta, diffusa e determinata, alla deriva in cui l’Italia è stata sospinta da una leadership sempre meno presentabile a livello internazionale e da una maggioranza che guarda alle nostre comunità come a un residuo del passato o a un peso incompatibile con le nostre condizioni di Paese di seconda linea, come ci stanno facendo diventare.

Le primarie siano anche un fondamentale momento di raccolta di forze generose e attive, necessarie a costituire tra gli italiani all’estero un PD aperto, incisivo e seriamente organizzato, un PD capace di raccogliere stimoli ed esigenze per farli diventare idee, progetti e azioni di una buona politica, diversa da quella di oggi.


Pier Luigi Bersani





tags: italiani all'estero  italia 


Commenti
da Giovanni , inviato il 20/10/2009
Credo di eesere titolato al commento sulla lettera di Bertsani agli italiani residenti all'estero, perchè io stesso per diversi lustri, sono stato appunto uno dei cosidetti tecnici in missione over sea. Le sensazioni di Bersani sono esatte, io stesso ho potuto verificarlo personalmente. Cosa fare per migliorare? Non basta iscriversi al PD ed essere attivisti, bisogna creare esempio positivo al fine che altri ti emulino. Io personalmente, forse perchè navigato, non ho incontrato resistenze insoverchiabili, Altri compatrioti invece si. Non basta dire io non sono ne Berlusconiano ne mafioso. Bisogna dimostrare on field che vali, ponendo te stesso a confronto con gli "indigeni" del luogo.Bisogna essere preparati, sapere le lingue e l'informatica. Avere una elesticità mentale globale e lasciare nel dimenticatoio il provincialismo che ancora prevarica la ragione. Insomma, è più facile dirlo che farlo, ma operare all'estero, in competizione continua con gli emergenti orientali e non, non è cosa da poco. Obama , anche se non è il Messia, sta tracciando un nuovo corso storico non solo per gli States ma di riflesso anche per le generazioni nostre che credono nei valori e nelle uguaglianze. Bersani da navigato over fifty, appare conscio che il nuovo arrembante deve anche coesistere con i fautori del recente passato, al fine di porre tutti partecipi ad un unico fine.
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