Lettera a Repubblica

Nuovo Ulivo e un'Alleanza democratica per sconfiggere Silvio Berlusconi

26 agosto 2010
immagine Caro direttore,

dopo anni di illusione berlusconiana l'Italia continua a regredire sul piano economico e sociale e si allontana, alla luce di ogni parametro, dai paesi forti dell'Europa. Nello stesso tempo l'impegno a riformare e a rafforzare le istituzioni repubblicane si sta trasformando in una deformazione grave della nostra democrazia. Ci si vuole trascinare ad un sistema dove il consenso viene prima delle regole e cioè delle forme e dei limiti della Costituzione; dove si limita l'indipendenza della Magistratura; dove il Parlamento viene composto da nominati; dove il Governo ha il diritto all'impunità e ad una informazione asservita e favorevole; dove si annebbiano i confini fra interesse pubblico e privato. I segni di tutto questo li abbiamo potuti valutare in questi anni berlusconiani: regressione dello spirito civico e della moralità pubblica, politica ridotta a tifoseria, allargamento del divario tra nord e sud, nessuna buona riforma sui problemi veri dei cittadini. Il populismo infatti è, per definizione, una democrazia che non decide, specializzata com'è nell'usare il governo per fare consenso e non il consenso per fare governo. Il dato di fondo della situazione politica sta qui, mentre la questione sociale e quella del lavoro sono senza risposte e si drammatizzano ogni giorno. Il consenso per Berlusconi è ancora largo, ma il rapporto fra parole e fatti e fra promesse e realtà diventa sempre più labile anche nella percezione dei ceti popolari. Vengono alla luce degenerazioni corruttive che vivono all'ombra di un potere personalizzato. Gli strappi all'assetto costituzionale non sono più sopportati da una parte della destra attratta da ipotesi liberali e conservatrici di stampo europeo.

A questo punto per Berlusconi la scelta è fra ripiegare o alzare la posta. Per l'Italia la scelta non riguarda più solo un governo, ma finalmente una idea di democrazia e di società. La prossima scadenza elettorale, più o meno anticipata che sia, comporterà in ogni caso una scelta di fondo. Rispetto a tutto questo, la proposta alternativa soffre ancora di debolezze che devono essere rapidamente superate. Il venir meno di una promessa populista produce sempre, direttamente o specularmente, fenomeni di distacco dei cittadini dalla politica, una spinta alla radicalizzazione impotente, espressioni vere e proprie di antipolitica che possono insorgere da ogni lato. Il compito dell'alternativa è quello di trasformare grande parte di queste forze disperse in energia positiva, collegandole ad un progetto politico capace di sorreggere non solo una proposta di governo ma una proposta di sistema. Tocca al PD innanzitutto, come maggiore forza dell'opposizione, indicare una strada che colleghi efficacemente l'iniziativa di oggi alla sfida radicale e dirimente di domani.

Rendendoci disponibili oggi ad un governo di transizione non cerchiamo né scorciatoie né ribaltoni. Sfidiamo piuttosto la destra a riconoscere la realtà e ad ammettere l'impossibilità di mandare avanti l'attuale esperienza di governo e ad introdurre correttivi, a cominciare dalla legge elettorale, che consegnino lo scettro ai cittadini, per tornare poi in tempi brevi al voto. Sarebbe questo un tradimento del mandato elettorale? L'elettore in realtà è stato tradito da chi non è più in grado di rappresentare la sua coalizione e mantenere le promesse del suo programma. Sarebbe questo uno strappo costituzionale? Qui siamo all'analfabetismo o alla sfacciata malafede. E' l'esclusione in via di principio di questa ipotesi, il vero strappo costituzionale!

Chi ha rispetto della Costituzione della Repubblica e del suo Presidente deve considerare invece tutte le possibilità. Noi lo facciamo. Noi consideriamo la possibilità che il Governo provi a sopravvivere con una specie di respirazione artificiale, rifiutandosi di prendere atto della sua crisi politica. Una soluzione che non porterebbe lontano e alla quale risponderemmo con una opposizione netta. Riteniamo infatti doveroso che la destra in disfacimento certifichi la sua crisi in Parlamento. Consideriamo altresì la possibilità che la situazione precipiti verso un vuoto politico e verso elezioni svolte con questa sciagurata legge elettorale, in una situazione economica, sociale e finanziaria di acutissima criticità. In questo caso la nostra proposta avrebbe la stessa ispirazione che oggi ci fa proporre un governo di transizione; una ispirazione cioè che deriva dall'analisi di fondo cui ho accennato. Noi proporremmo un'alleanza democratica per una legislatura costituente. Un'alleanza capace finalmente di sconfiggere una interpretazione populista e distruttiva del bipolarismo, capace di riaffermare i principi costituzionali, di rafforzare le istituzioni rendendo più efficiente una salda democrazia parlamentare (a cominciare da una nuova legge elettorale) e di promuovere un federalismo concepito per unire e non per dividere. Sto parlando di una alleanza che può assumere, nell'emergenza, la forma di un patto politico ed elettorale vero e proprio, o che invece può assumere forme più articolate di convergenza che garantiscano comunque un impegno comune sugli essenziali fondamenti costituzionali e sulle regole del gioco. Una proposta che potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale (come già avviene in Europa) avrebbero un'altra collocazione; una proposta che dovrebbe rivolgersi ad energie esterne ai partiti interessate ad una svolta democratica, civica e morale. Come si vede, questa idea nasce dalla convinzione che la fuoriuscita dal berlusconismo non sia un processo lineare, cioè legato ad una semplice alternanza di governo in un sistema che funziona. Si dovrà uscire, lo ribadisco, da una fase politica e culturale e non solo da un governo, verso una repubblica in cui alternanza e bipolarismo assumano la forma di una vera fisiologia democratica.

Per dare l'impulso decisivo a questo cruciale passaggio occorre l'impegno univoco, leale, convinto e coeso di tutte le forze progressiste, che sono adesso chiamate a mettersi all'altezza di una responsabilità democratica e nazionale. Come potrebbero queste forze essere credibili se in un simile frangente non dessero per prime una prova di consapevolezza, di unità e di determinazione comune? Ecco allora la proposta di un percorso comune delle forze di centrosinistra interessate ad una piattaforma fatta di lavoro, di civismo, di equità, di innovazione e disponibili ad impegnarsi ad una progressiva semplificazione politica e organizzativa che rafforzi il grande campo del centrosinistra. Un simile percorso dovrebbe lasciarci definitivamente alle spalle l'esperienza dell'Unione e prendere semmai la forma e la coerenza di un nuovo Ulivo. Un nuovo Ulivo in cui i partiti del centro sinistra possano esprimere un progetto univoco di alternativa per l'Italia e per l'Europa e mettersi al servizio di un più vasto movimento di riscossa economica e civile del Paese. Dunque, un nuovo Ulivo ed una Alleanza per la democrazia. Su queste proposte il Pd vuole esprimere la sua funzione nazionale e di governo.

Su queste basi politiche il Partito Democratico organizzerà per l'autunno una grande campagna di mobilitazione sui temi sociali e della democrazia. E' giunto il tempo infatti di suonare le nostre campane.

Pier Luigi Bersani


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Commenti
da giovanna , inviato il 10/9/2010
sono delusa amaraggiata e stanca vi ho votato a tutte le primarie e a tutte le elezioni ma non so se lo farò più dov'è il vecchio pc radicato sul territorio quello si che era il vero porta a porta in tutti questi anni di primarie e di elezioni pur avendo voi modo di contattate chi spontaneamente si era schedato (ricortate il bigliettino alle primarie) non avete preso mai nessun contatto prendete esempio dalla lega che vi ha rubato il mestiere e da fare futura ho scritto ad entrambi per curiosità e guarda caso hanno risposto a quello che chiedevo. che delusione datevi una smossa o sarete complici di chi ci sta portando nella merda
da Franco , inviato il 3/9/2010
Caro Bersani. Abbattere il berlusconismo che ha pervaso gli animi degli Italiani indigeni e allogeni richiede un crudele esame di coscienza sulla nostra concezione del partito e del governo, realtà profondamente diverse in uno stato di diritto. La storia di quest'ultimo ventennio non si è molto evoluta da quello tristemente passato e la confusione dei due ambiti ci porta ineluttabilmente verso la "fogna" con l'aggravante della globalizzazione, guerra compresa.
Il partito con le sue idee e i suoi ideali e valori deve formare e animare l'opinione pubblica per cambiare le storture e la deriva della vita democratica. Non deve farsi condizionare dall'opinione pubblica al momento -o per convenienza o per convinzione o per ignavia- imperante.
Il governo e il potere diretto e indiretto che lo sostiene è tutt'altra cosa e va battutto nel suo campo e nelle sue responsabilità precipue.
Come è possibile in un momento di tal crisi occupazionale e sociale lasciar poltrire o, al massimo, "passare la voce" per un'asserita mancanza del Ministero per lo Sviluppo quando le sue funzioni, prerogative e responsabilità sono state assunte nientepopodimeno che dal massimo rappresentante del governo???Come è possibile non accorgersi che quelle prerogative e funzioni sono esercitate a 360 gradi a livello interno e internazionale a solo beneficio della sua parte? Come è possibile accreditarsi a favore dei lavoratori cassaintegrati, licenziati, precarizzati, pensionati, ricattati, indotti alla prostituzione, senza incalzare specificamente l'"INTERIM" non permettendogli di nascondere dietro ad una furbesca dilatoria promessa il suo preciso dovere istituzionale di rispondere immediatamente?
Quindi, per concludere, ognuno faccia fino in fondo la sua parte. Non si confonda il partito con la campagna elettorale per il potere.
Le opposizioni parlamentari e locali facciano le loro battaglie nei campi e con gli avversari loro propri, nella coerenza delle rispettive responsabilità e funzioni.
da Giovanni Scano , inviato il 1/9/2010
Credo che il PD stia cominciando0 a darsi da fare per costituire una alternativa al berlusconismo. Secondo me il PD dovrebbe avanzare due ordini di proposte: 1 per gestire meglio la cosa pubblica ma anche, 2 per cambiare a fondo la società.
Sul primo punto si comincia ad essere sulla buona strada; sul secondo, ancora non ci sono proposte di fondo.
Ecco una mia riflessione sulla crisi attuale:

L'economia capitalistica e la crisi

Viviamo in questo periodo una grave crisi di sovrapproduzione dell'economia capitalistica globale. La produzione di merci è superiore alle capacità di acquisto e spesso alle esigenze reali dei potenziali consumatori. Tuttavia, una grande parte degli abitanti del Pianeta non ha accesso spesso alle risorse essenziali per la propria propria sopravvivenza. È questa la contraddizione fondamentale attuale del sistema economico capitalistico.
Il prezzo di un prodotto non può essere stabilito solo dalla logica del profitto e dalla legge della domanda e dell'offerta ma anche e forse soprattutto dalla sua essenzialità alla vita delle persone: bisogna assolutamente ridare importanza alla produzione agricola che si deve basare sulla qualità e non può essere condizionata in maniera determinante dall'andamento dei prezzi sul mercato internazionale. (Non può essere che la metà delle mandorle a Baressa restano sugli alberi e per fare il torrone a Tonara vengono importate invece dalla Spagna.) La materia prima per i prodotti artigianali e industriali non può venire da fuori. (In una eventuale centrale termoelettrica a Portovesme va utilizzato il carbone del Sulcis. Inoltre, trattandosi di un sito già da tempo industrializzato, vi si possono installare anche delle centrali a pannelli fotovoltaici e a pale eoliche per produrre l'energia necessaria al funzionamento delle attività industriali ivi installate.) Ogni territorio deve produrre sulla base delle proprie caratteristiche. (L'industria chimica nella media valle del Tirso è proprio una cattedrale nel deserto.) L'industria e l'artigianato devono quindi utilizzare e trasformare la materia prima locale che va poi commercializzata anche per mezzo dei circuiti collegati al turismo che non deve limitarsi quindi alla valorizzazione (cementificazione) delle zone costiere ma deve recuperare ristrutturandoli in modo qualitativamente valido i centri storici dei tanti paesini della Sardegna che altrimenti andranno sempre più spopolandosi e in alcune zone della Sardegna le strutture minerarie e militari dismesse.
La presente crisi dell'economia mondiale potrebbe essere considerata una delle tante crisi cicliche di sovrapproduzione del capitalismo; ma forse dovrebbe anche indurci a riflettere sul fatto che magari le risorse (materie prime) del nostro pianeta non sono inesauribili; che quindi il comandamento secondo cui il prodotto interno lordo debba comunque crescere non sia più da considerarsi come una verità rivelata; che si debba quindi tornare all'ordine logico dell'importanza dei settori produttivi: agricoltura, pesca e allevamento; industria; servizi. (Primario, secondario, terziario) E anche il ricavato dall'attività economica dovrebbe essere ripartito in maniera più logica e naturale: prima di tutto al produttore e poi, in secondo luogo, a chi la commercializza; invece nell'attuale sistema economico avviene esattamente il contrario. L'ideale sarebbe che si costituissero delle società, magari di tipo cooperativo, che completassero le filiere: dal produttore al cnsumatore; in tal modo il frutto del lavoro verrebbe ripartito in maniera più equilibrata.
Forse il sistema economico capitalistico ha fatto il suo tempo e bisogna pensare al suo superamento, al modo in cui riuscire ad andare oltre; non è certo una cosa semplice; bisogna farlo in modo democratico e non aristocratico; vanno superate le due classi fondamentali del sistema capitalistico: quella dei cosiddetti datori di lavoro e quella dei lavoratori salariati; non ci sono scorciatoie; le teorie socialiste dell'Ottocento e comuniste del Novecento hanno avuto la pretesa di superare il capitalismo modificandone solo una parte, eliminando il datore di lavoro individuale ma conservando il suo antagonista, il lavoratore salariato: datori di lavoro e lavoratori salariati sono due facce della stessa medaglia: il capitalismo; esso può essere superato ma solo gradualmente e con la partecipazione democratica di tutti i cittadini. Tale superamento deve riguardare e coinvolgere tutte le componenmti della società.
la presidenza Obama negli Stati Uniti e la presente crisi dell'economia globale capitalistica rappresentano a questo proposito una grande opportunità. Solo nei periodi di crisi è relativamente più facile introdurre dei cambiamenti strutturali nella società. Non avrebbe senso cambiare le cose quando queste vanno bene. Se anche gli Stati Uniti si trovano costretti a mettere in discussione alcune regole dell'economia capitalistica, c'è la possibilità di poterlo fare a livello globale. Va in questo senso l'iniziativa del presidente Obama riguardo all'estensione dell'assistenza sanitaria obbligatoria e garantita per tutti i cittadini americani e alla regolamentazione delle attività finanziarie. Le si potrebbe berlinguerianamente definire degli elementi di socialismo.
Obama può essere il Gorbacëv americano. Cosi come Michail Gorbacëv ha provato negli anni 80 a modificare in modo radicale l'Unione Sovietica, anche Barack Obama oggi sta provando a cambiare in meglio per la maggior parte dei suoi cittadini la società americana.
da nicola , inviato il 1/9/2010
Ma siete sicuri che il problema sia quello di avere una nuova legge elettorale? Io credo che anche se si riuscisse a trovare un accordo, non è affatto detto che la nuova legge sarà migliore di quella attuale o che comunque darà risultati mgliori per il paese. No, io credo che bisognerebbe uscire dalla propaganda, e concentrarsi sulle possibili soluzioni da dare ai problemi dei del paese, il primo dei quali non la legge elettorale e neppure come sconfiggere il berlusconismo (che prima o poi morirà di morte naturale), ma semplicemente come riavviare un processo di crescita economica robusto. Se non si fa questo, nessuno ci darà ascolto.
da luigiome , inviato il 1/9/2010
Egr segretario e cominciare da qualcosa di simile?????

Intervento alla “ PDNIGHT” – 07 SETT 2007

Ci sono dei momenti nella vita che sono irripetibili. Talvolta però, quando ci si presentano non li riconosciamo come tali, perdendo così quell’unica occasione che essi rappresentano.
Altre volte gli stessi momenti, specie in politica, non si colgono perché cogliendoli cambierebbe,
e soprattutto si ridurrebbe, il nostro ascendente/potere su quanti ci sono vicini.
In altre parole in presenza di rilevanti novità, anziché sforzarci di capirne la portata e coglierne le opportunità, ci si chiude a difesa delle proprie posizioni (prerogative/privilegi), finendo per assumere un atteggiamento da Gattopardo; (tutto cambi, purché tutto rimanga uguale a prima).
Senza dubbio la nascita del PD è UNO DI QUESTI MOMENTI irripetibili; così come senza dubbio il rischio che si corre in questa nascita, e nel divenire, è che qualcuno vi veda l’ennesima occasione per perpetuare il proprio potere … cioè perché “tutto cambi, purché tutto rimanga uguale a prima”.
Per scongiurare questo rischio, per evitare che il partito nuovo si porti dietro, senza riuscire a fonderle, com’è invece necessario, le anime politiche di origine di iscritti e dirigenti, e ancor di più, per evitare che nasca come insieme di correnti in competizione per la guida del partito stesso, è necessario trovare una nuova intesa. Occorre cioè che ci si occupi meno di ideologia e di organigrammi e più del dialogo con le persone onde trovare insieme a loro soluzione ai problemi; questo è il solo denominatore comune possibile per il P.D..
Ed ecco, in concreto, cosa chiedo al nuovo partito:

In campo internazionale;
attuazione piena dell’art 11 della Costituzione e quindi rifiuto “della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Significa, per prima cosa, che i nostri militari possono partecipare solo ad effettive missioni di pace (o meglio di polizia internazionale, organizzate, volute, dirette e al diretto comando di Istituzioni soprannazionali) e non a mis-sioni di guerra mascherate e meno che mai a guerre preventive, blocchi di volenterosi ecc.
E significa ancora che la nostra Diplomazia, nella soluzione di possibili controversie, opera costantemente attraverso canali diplomatici nel rispetto del diritto internazionale, adoperandosi per prevenire l’insorgere di eventuali conflitti;

attuazione piena dell’art 7 della Costituzione e quindi opporsi a qualsivoglia tentativo
di ingerenza nelle vicende dello Stato Italiano da parte della Chiesa (e viceversa) pur rispettando la possibilità che il Clero possa esprimersi su temi che ritiene rilevanti per il proprio Magistero. Ciò vuol dire che se si tratta di legiferare su temi eticamente sensibili;
ad esempio l’Eutanasia; la Chiesa può affermare che l’Eutanasia è peccato mortale sia
per chi vi ricorre che per chi la facilita che fa incorrere, entrambi nella Scomunica; ma
non può minacciare di scomunica il Legislatore, perché ciò costituirebbe ingerenza
negli affari dello Stato italiano e violazione del citato art. 7 che invece afferma che
”lo Stato e la Chiesa Cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”.
… Per dirla con Cavour … “Libera Chiesa in Libero Stato”!

- In campo economico;
favorire la ricerca di lavoro per i giovani … indipendentemente dagli studi seguiti;
eliminare la precarietà che si è venuta a determinare a seguito dell’uso distorto della flessibilità del lavoro dipendente (penso ai call center e più in generale a tutte quelle forme di lavoro mal retribuite e senza diritti o al lavoro dipendente camuffato da autonomo);
ridurre la spesa pubblica corrente e privilegiare gli investimenti;
ridurre i costi della politica, sia riducendo il numero dei parlamentari nazionali e locali che favorendo l’accorpamento, ove possibile, di piccoli Comuni e di eventuali doppioni di Enti;
adottare iniziative di sostegno e rilancio dei prodotti italiani;
attuare iniziative di difesa della qualità (penso a prodotti a D.O.C., D.O.C.G, e simili);
rifiutare l’uso di prodotti G. M. sia per l’alimentazione umana che animale;
rilanciare l’economia attraverso provvedimenti di aiuto alla ricerca ed all’innovazione;
migliorare la distribuzione del reddito privilegiando i meno abbienti al fine di ridurre le sacche di povertà che sono invece in continuo aumento nel paese;
controllare che non si creino oligopoli sui mercati a danno dei consumatori
(penso ad assicurazioni, banche, prodotti petroliferi ecc);




adottare vere politiche di difesa del suolo, dell’ambiente e del paesaggio;
favorire il ricorso alle energie alternative e la riduzione degli sprechi energetici;
sconfiggere l’elusione e l’evasione fiscale e conseguentemente ridurre la pressione fiscale;
predisporre provvedimenti di sostegno alla scuola ed agli studenti più meritevoli, specie se con reddito inadeguato, in linea col dettato Costituzionale;
favorire la ricerca, specie presso le Università pubbliche, e l’aggiornamento dei docenti in modo da migliorare il livello complessivo dell’insegnamento offerto; (oggi la prima Univer- sità Italiana per qualità dell’insegnamento, secondo una ricerca internazionale, la Sapienza di Roma, si colloca attorno al 200^ posto nel mondo su 500 atenei considerati);
migliorare la sanità pubblica e lo stato sociale.

- In sede più strettamente Legislativa;
fermo restando la prima parte, proporre l’aggiornamento della Costituzione necessario ad un miglior funzionamento dello Stato, penso ad esempio al Federalismo Fiscale;
correggere le storture provocate dalle leggi ad personam;
modificare la Legge elettorale in senso maggioritario vietando la candidatura in più collegi ed a chi ha problemi con la Giustizia;
varare una nuova Legge sulla Rai/Tv che favorisca una informazione corretta e democratica e programmi meno mortificanti di quelli che ci vengono ora proposti;
disciplinare eventuali conflitti di interesse tra attività politica ed economia e/o finanza;
proporre una legge per la ri-pubblicizzazione dell’acqua e dei beni essenziali;
riconoscere i diritti delle coppie di fatto, indipendentemente da sesso o parentela.

- In sede locale;
recuperare il dialogo con i cittadini sui principali problemi che affliggono il territorio
(penso alle grandi opere, per tutte la tang/le S.O., alla viabilità ed ai parcheggi, al trasporto pubblico, alla crisi del Commercio e dell’Industria, alla sicurezza, all’ambiente ed alla
salute pubblica, all’integrazione tra diversi, al lavoro che manca, all’Università, al turismo);
abbandonare il far politica gestendo il potere, favorendo l’occupazione di posti che si considerano offrire un ritorno elettorale da parte di elementi vicini o peggio organici al partito, tranne a rimpiangere i voti che non arrivano nonostante le assunzioni o l’elemento nel consiglio di una qualche Fondazione o altro ente, altrimenti le persone ci vedranno
uguali agli altri e coerentemente non ci voteranno o non voteranno affatto;
agevolare il ricambio della dirigenza del Partito favorendo giovani e donne e chiedo, per favorire il diffondersi di nuove idee, che sia loro riservata un’aliquota negli organismi dirigenti, nonostante sia contrario ad ogni forma di quota;
mobilitarsi, da subito, per le prossime elezioni provinciali organizzando le primarie per la selezione dei candidati da presentare con l’esclusione di chi ha pendenze con la Giustizia.
Superfluo dire che il criterio di scelta non potrà essere mai; per i candidati e per i dirigenti, nepotismo o appartenenza, ma vadano ricercati valore e capacità.

Questo chiedo, e l’elenco non è esaustivo, nella certezza che questa è l’irripetibile opportunità che ci si offre e che se sapremo coglierla, e non ci comporteremo da Gattopardo, riusciremo a dare al Paese una classe dirigente capace di favorirne la crescita, lo sviluppo, la capacità di fare sistema,
di gestire le novità che si presenteranno, e di dare a ciascuno una possibilità per ciò che vale e non per appartenenza politica, parentele o amicizie come, purtroppo, assai spesso è avvenuto in passato.
Di questo si sente un grande bisogno; di riconoscimento del merito, di nuovo entusiasmo;
di una Politica trasparente che privilegi lo spirito di servizio ed il rapporto umano, che sappia dare soluzione ai problemi reali delle persone, anche quando le soluzioni appaiano difficili o impopolari.
Di questo modo di far politica, e di nessun altro, metto a disposizione il mio impegno ed il mio entusiasmo perché col P.D. sia vero cambiamento e non già perché “tutto rimanga uguale a prima”.
Luigi Sposato
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