25 ottobre 2010
Ad un anno dalle primarie che lo hanno designato segretario del Pd, Bersani ha incontrato i Giovani Democratici a Roma per un confronto sui temi dell’attualità politica.
Con evidente riferimento all’approvazione del Lodo Alfano ‘costituzionale’ in sede di commissione al Senato e al dibattito che ne è scaturito, ricorda che 'la nostra è la Costituzione più bella del mondo e non permetteremo a nessuno di sfregiarla. È modernissima, siamo noi in ritardo. Noi siamo il partito dell'unità della nazione che va ricostruita - ha ribadito il leader del Pd - e ci batteremo contro l'idea che il consenso venga prima delle regole e le regole siano fungibili”.
Parlando del partito, Bersani ha messo in evidenza che “c’è l'urgenza di consegnare il partito ai nativi del Pd, cioè a quelli che non hanno alle spalle tradizioni più o meno gloriose di storia politica. Dobbiamo fare qualche strappo per avere più giovani e donne nei luoghi clou – ha detto il segretario dei Democratici - voglio che il partito abbia coraggio su temi come il lavoro e la legalità. Questo vuol dire anche rompere delle noci e fare qualche strappo oltre a quelli che abbiamo già fatto”.
Spazio alle cifre: “Su 105 federazioni provinciali 105 sono segretari sotto i 45 anni e in 6mila circoli abbiamo 1500 coordinatori donne e 2500 sotto i 40 anni - questi i numeri elencati dal segretario - bisogna andare oltre il Pci e la Dc, da cui il Pd nasce, ma in politica nessuno nasce sotto i cavoli, sei sempre nel solco di un cammino che viene da qualche parte”. Messaggio diretto a chi vorrebbe “rottamare”, in definitiva…
A giudizio di Bersani “occorre battere sui problemi e sulle cose per battere le ideologie. Bisogna diffidare dall’eccesso di personalizzazione perché le leadership sono pro tempore e i modelli plebiscitari del ‘ghe pensi mi’ non sono accettabili nelle democrazie.
“Senza il Pd – chiosa il leader dei Democratici rivolto agli alleati di sinistra e di centro - Berlusconi resta”.
Per Bersani, la vicenda–Fiat è l’emblema delle trasformazioni in atto nel mondo della produzione e del lavoro e va contestualizzata in uno scenario ‘globale’: Bersani si è chiesto, riferendosi alle ultime dichiarazioni rese da Sergio Marchionne, “quale modello per fare le auto abbiamo in testa: la Cina e la Serbia o la Germania e la Francia?”
“Ci vogliono regole universali sul lavoro altrimenti diventiamo cinesi anche noi. Dobbiamo avere in testa l'Europa. Se fossi il governo – ha aggiunto il segretario del Pd - chiamerei la Fiat e i sindacati e cercherei di vederci chiaro perché non vorrei il gioco del cerino: qui c’è in gioco il Paese e ognuno deve dare il suo contributo. Rivediamo i contenuti del patto sociale – questo l’auspicio di Bersani – e mettiamo a punto un patto industriale, che in una triangolazione tra governo, sindacato e impresa promuova anche la ricerca tecnologica e l'innovazione”.
In relazione all’emergenza-rifiuti in Campania, Bersani si è augurato che “non ci siano incidenti. 'Ho sentito Bertolaso, ancora lui, che vuole fermarsi un attimo. Bisogna trovare il modo per non intervenire a Terzigno: non servono i miracoli, che finiscono in discarica, ma un piano di solidarietà. Ci vuole l’umiltà di dire: 'Campania, Italia, c’è da dare una mano'”.
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