Intervista esclusiva a Youdem Tv

Bersani: "Fiscal compact, importante novità ma non basta tirare la cinghia"

19 luglio 2012
Riprendo quel che ha detto il governatore della Banca d'Italia e che mi sembra sensatissimo: diciamo che 2-3 punti di questo famoso spread sono attribuibili ai nostri difetti di competitività rispetto agli altri Paesi europei e alla nostra particolare situazione di finanza pubblica; ma da lì in su gli altri 2 o 3 punti sono con tutta evidenza il segnale che la cosiddetta speculazione internazionale - i grandi soggetti finanziari stanno scommettendo sul fatto che l'euro può saltare e si spostano all'attacco di situazioni che sono l'anello debole della catena ma sono anche abbastanza grosse da far ribaltare il carro.

Per questo l'Italia, secondo me, diventa un punto di leva. Quando si parla di questi grandi soggetti si parla poi di una tendenza che si mette in movimento e dietro la quale si muove perfino il piccolo risparmiatore che sta riflettendo su dove mettere i soldi, in quale Paese, a quale banca darli.

Non a caso in questo momento in Germania prestano i soldi senza interessi ...anzi pagando anche un po' il deposito mentre a noi tocca pagare i soldi che chiediamo al 6%. Ma non siamo solo "noi" Stato, sono anche le imprese - anche quelle brillanti, quelle che esportano - che devono andarsi a finanziare a dei prezzi enormemente superiori a quelle tedesche.



Così non può andare avanti, occorre che vengano applicate le decisioni prese dal vertice e mettere un argine a questo fenomeno altrimenti la situazione diventa molto, molto seria.

Il fiscal compact è un provvedimento positivo ma da solo non basta: la disciplina fiscale, la disciplina dei conti è senz'altro importante ma va accompagnata da meccanismi di difesa dell'euro su scala europea e da una politica che incoraggi gli investimenti a livello europeo: all'Italia, un paese dal 2-3% di recessione, va consentito di dare un minimo di spinta all'attività economica, di dare un minimo di lavoro subito, perché se non c'è questo a forza di tirar la cinghia non rimane più neanche la cinghia.

Dire che noi non siamo la Spagna è un'ovvietà perché la nostra base produttiva è enormemente diversa, più affacciata sull'esportazione; la Spagna è reduce da una vicenda che ne ha gonfiato l'economia, noi non abbiamo banche nella stessa situazione di quelle spagnole: detto questo, il meccanismo è quello dei dieci piccoli indiani, dopo la Grecia, dopo l'Irlanda, dopo il Portogallo, dopo la Spagna ...sono campane che suonano anche per noi.

Sulle riforme istituzionali si sta realizzando un'altra maggioranza: Pdl e Lega vanno avanti come se niente fosse a inseguire misure e votazioni del tutto propagandistiche, inventandosi la bandiera del sempresidenzialismo - e sanno benissimo che questa storia non va da nessuna parte. Noi adesso abbiamo la spending review, che è una questione complicatissima, e per certi aspetti da modificare, e non si può neanche discuterne perché questi occupano giorni di attività del Senato attorno a questa bufala.


tags: bersani fiscal compact  bersani crisi eurozona  bersani crisi spagna  bersani spending review 


Commenti
da stella , inviato il 25/7/2012
Condivido,con il segretario Pier Luigi Bersani,occorre intervenire visto che la situazione molto preoccupante l'economia reale sembra grave,necessità intervenire per salvare l'Euro e Europa cercare di fermare la speculazione ,bisogna dare stabilità al paese . Saluto...
da Solog2 , inviato il 24/7/2012
E' vero! Sul fiscal compact come su tutti gli altri "atti" internazionali manca una adeguata informazione. Infatti poi succede che circolino le voci più disparate e nemmeno tanto precise. Quello del rientro dal debito fosse una condizione dovuta ad una maggiore unificazione politica che comportasse quella "solidarietà" che permettesse una vera e compatta zona euro, non ci sarebbe nulla da obiettare. Nel senso che se si fanno accordi di mutuo soccorso è anche logico che quanti chiamati ad intervenire una qualche "assicurazione" di buon governo la premettano. Non credo che nessuno per quanto generoso possa stanziare decine di mld, giusto per simpatia. E' chiaro soprattutto chi deve poi rispondere anche ai propri cittadini ed elettori che qualcosa a garanzia lo richieda, fosse solo l'impegno e la responsabilità a ben governare senza più sperperi, evasioni o ruberie varie. Detto questo e ribadito che l'informazione dovrebbe essere maggiore e migliore, io credo che le cifre che ballano siano appunto ... ballerine. Io credo che visto e considerato che parliamo sempre di percentuale sul pil, dovesse crescere il pil automaticamente dovrebbe calare anche il debito e la relativa differenza. Per es. (non sono un matematico pertanto qualcuno mi corregga se sbaglio) se io faccio 100 il pil ed il mio debito è il 120% dovrebbe voler dire che se io aumento il pil mi cala la percentuale di debito e conseguentemente la parte da restituire. Quindi senza colpo ferire automaticamente ad ogni rialzo di pil la mia tranche annuale dovrebbe calare. E poi c'è il discorso inflazione che pure quella in qualche maniera influisce. Con questo, fatte le dovute premesse e le dovute tare, penso che siano ipotesi che si possono affrontare. Il problema grosso è lo spread e quello che significa in nuovi interessi e pure alti, da mettere in conto.
da Mario , inviato il 22/7/2012
Fiscal Compact: secondo le regole significa 20 anni di manovre da 50 miliardi/Euro l'anno (poiché noi abbiamo un debito pubblico superiore al 60% del PIL), poiché, appunto dobbiamo rientrare del nostro debito pubblico in 20 anni (secondo il Fiscal Compact, appunto). Non potremo espanderci, poiché non possiamo sforare il 3% del deficit/PIL annuo. I tedeschi parleranno della possibile approvazione con la loro Corte Costituzionale a Settembre 2012, noi, invece, lo approviamo alla bulgara senza neppure parlarne. Con questa cosa ci siamo bruciati il futuro. Grazie (anche) a Bersani.
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