L’albero della vita: Malick cerca il senso dell’universo ma si accontenta dell’incanto

ALMOST BLUE di Alex Infascelli

Finalmente una mano di artista prende le redini del cinema italiano, che mai come in questo periodo sta cercando di recuperare una sua identità. Il binomio Carlo Lucarelli e Alex Infascelli, rispettivamente autore e regista ha decisamente funzionato. Almost Blue è tratto dall’omonimo romanzo noir di Carlo Lucarelli, edito da Einaudi, che ha ispirato un altro film di prossima uscita, Lupo Mannaro, ambientato sempre a Bologna. Almost Blue, prodotto da Cecchi Gori ha come protagonista Simone, un ragazzo cieco che vive in una Bologna insolita, livida e inospitale, insanguinata da un serial killer che semina morte nell’ambiente universitario. Alessio uccide le vittime e si impossessa della loro identità, dei loro abiti e oggetti. Lo insegue l’ispettrice di polizia Grazia, citazione più o meno evidente della protagonista del celebre Silenzio degli innocenti, sulle piste dell’assassino con l’aiuto della sensibilità femminile e di indizi non istituzionali. Simone, che copre gli occhi inerti con lenti colorate, che fa uso smodato di antidepressivi, è un genio informatico e ha attivato originali strategie per dare immagini alle voci che ascolta attraverso le chat vocali. Un voyeur sui generis, che spia il mondo con l’udito. I colori che associa alle voci porteranno alla risoluzione del caso, perché la voce dell’assassino è verde, acidula e tagliente. Il film esplora la realtà attraverso almeno tre punti di vista e prende forma in tre linguaggi diversi. Lo sguardo emotivo di Grazia, la visione deformata e la musica ossessiva con cui Alessio osserva il mondo di cui tenta di appropriarsi, il buio squarciato da macchie di colore e il volume della musica che si alza quando la narrazione è idealmente affidata a Simone. L’assassino cambia forma, ma non la voce, e sarà appunto questa a guidare Grazia alla risoluzione del caso. Se i colori sono il tema dominante del film (il titolo fa infatti riferimento ad un colore, associato ad una voce gradevole e amica, quella di Grazia) hanno una grande importanza nelle scenografie. Sono saturi e claustrofobici quelli degli interni, cupi e sanguigni gli esterni. La colonna sonora è affidata al gruppo bolognese Massimo Volume, musica di grande impatto e carica emotiva intensa. Bellissima la canzone firmata da Elvis Costello, che porta lo stesso titolo del film.