Predieri, cessioni e finanziamenti per superare la crisi

Economia e Lavoro

Riapertura delle linee di credito per garantire la continuità aziendale attraverso l’accordo con una parte delle banche creditrici, intesa con i fornitori e vendita di un’azienda controllata in Bosnia e di alcuni altri beni immobiliari: sono i tre pilastri della richiesta di ammissione al concordato preventivo depositata il 14 ottobre scorso dalla Predieri Metalli presso la sezione fallimentare del Tribunale di Reggio. Il ricorso è stato curato dallo studio Bonfatti e Iotti di Modena. La crisi dell’azienda, innescata nel 2011 dalla forte flessione della domanda e dal rialzo dei prezzi di nickel e alluminio, si è aggravata alla fine del 2012 in seguito alla chiusura di un maxi-contenzioso con l’Agenzia delle Entrate.

L’anno scorso Predieri Metalli ha chiuso il bilancio in rosso per 15 milioni di euro. Le mosse immediatamente successive sono state, nel maggio scorso, la mobilità per 21 dipendenti e un anno di cassa integrazione straordinaria. La famiglia Predieri è intervenuta per ripianare le perdite e ricapitalizzare la società versando 1 milione di euro e conferendo alcuni beni immobili: due lotti di terreno a Pieve Modolena fra la Tangenziale Nord e la ferrovia Milano-Bologna per complessivi 18mila metri quadrati, del valore di 2,7 milioni di euro.

Ma non è bastato. In estate le banche hanno chiuso i rubinetti e la carenza di liquidità ha provocato problemi di approvvigionamento delle materie prime, con un nuovo drastico calo del fatturato. Nell’assemblea dei soci del 10 settembre scorso il consiglio di amministrazione si è dimesso e Marco Predieri è stato nominato amministratore unico. Il rilancio non è semplice. Alla fine del 2012 Predieri Metalli aveva 53 milioni di euro di debiti, di cui 28 verso il sistema bancario, 11 nei confronti dei fornitori e 10 verso l’erario. Il piano individua nella vendita della controllata bosniaca Presal Extrusio, inaugurata nel 2007 nella zona di Mostar, una delle chiavi di volta del rilancio. L’altra condizione indispensabile è la concessione di nuovi finanziamenti da parte di almeno alcune delle sei banche creditrici. L’azienda ha chiesto al Tribunale 4 mesi di tempo per il deposito del piano dettagliato di ristrutturazione.