Quando Arriva Il Piano Di Bacino Del Cecina?

Prendiamo spunto da un articolo nella Spalletta del 24/12/98 sul ritorno dei consorzi di bonifica, a firma di P.F., per ribadire l’urgenza della costituzione dell’Autorità di Bacino del Cecina, prevista da ormai dieci anni dalla legge n. 183/89 sulla difesa del suolo. Le finalità della legge sono quelle di assicurare la difesa del suolo, il risanamento delle acque, la fruizione e la gestione del patrimonio idrico per gli usi di razionale sviluppo economico e sociale, nonché la tutela degli aspetti ambientali ad essi connesse. Al perseguimento delle finalità della legge concorrono Stato, Regioni, Provincie, Comuni, Comunità montane, Consorzi di bonifica e di irrigazione, Consorzi di bacino imbrifero montano. Ecco dove si collocano i Consorzi di Bonifica, che nel passato (anche per mancanza di un’adeguata pianificazione) si sono rivelati spesso come carrozzoni poco efficaci.

L’Autorità di Bacino ha compiti che coprono l’intero bacino di un fiume di rilevanza regionale, interregionale o nazionale. L’ambito di competenza per il Cecina comprende le provincie di Siena, Pisa e Livorno. L’autorità provvede alla stesura di un Piano di Bacino “finalizzato alla conservazione, alla difesa e alla valorizzazione del suolo ed alla corretta utilizzazione delle acque, sulla base delle caratteristiche fisiche e ambientali del territorio interessato”. I contenuti del piano spaziano dall’individuazione e quantificazione delle situazioni di degrado e delle relative cause alla programmazione e utilizzazione delle risorse idriche, agrarie, forestali, estrattive fino a misure contro la subsidenza. Nel caso di urgenza, i piani possono essere redatti ed approvati anche per sottobacini o per stralci. Le disposizioni dei piani possono essere direttamente vincolanti per i Comuni che dovranno adeguare il loro PRG (Piano di Regolamento). In questo scenario, i consorzi di bonifica figurano come organi esecutivi che mettono in pratica le disposizioni del Piano di Bacino.

I problemi del Bacino del Cecina sono molti, partendo dalla scarsità dell’acqua potabile (ci si ricordi della siccità nel 1998), aggravata da attività estrattive che eliminano progressivamente il materasso alluvionale, cioè le ghiaie che servono come serbatoio delle acque piovane cadute nell’inverno. Nella Provincia di Siena, ai confini della Provincia di Pisa, si svolgono cosiddette “bonifiche agrarie” che altro non sono che vere e proprie attività estrattive semiabusive delle ghiaie e che lasciano terreni quasi impermeabili, dove le acque piovane scorrono velocemente, impoverendo i serbatoi sotterranei ed accentuando il carattere torrentizio del fiume. Più a valle poi gli enormi emungimenti della Solvay che portano via dal fiume più di dieci milioni di metri cubi l’anno ammessi dalla stessa Solvay, ma secondo stime probabilmente molto di più. Questi emungimenti contribuiscono al prosciugamento estivo del fiume, l’accentuano e prolungano la sua durata. Secondo studi ufficiali mancano ogni anno più di 80 milioni di metri cubi di acqua nel fiume Cecina. Solo la metà di questo deficit può essere spiegata con prelievi di varia natura (di cui comunque la Solvay utilizza la maggior parte). Per il resto si rimane attualmente al livello di ipotesi, di cui la più probabile è quella di dissesti idrogeologici causati dallo svuotamento del sottosuolo a causa dell’estrazione del salgemma. Questi vuoti sono anche la causa dei crolli del terreno e delle subsidenze in varie zone. Gli abbassamenti hanno già interessato le ferrovie e la S.S.68, senza che le attuali amministrazioni si sarebbero preoccupati più di tanto. Tali dissesti aumenterebbero nel caso dell’ampliamento della zona estrattiva sfruttata dalla Solvay. Altra conseguenza della massiccia attività estrattiva della Solvay è la salinizzazione delle falde, alle quali dovrebbero attingere gli agricoltori della zona di Saline – Ponteginori. Anche la Bassa Valdicecina risente le conseguenze degli enormi prelievi di acqua dal fiume e dal sottosuolo: la riduzione del livello delle falde causa l’ingresso di acqua marina lungo la costa e quindi la salinizzazione delle falde anche qui.

Tutti questi problemi richiedono urgenti rimedi. L’Autorità di Bacino ha l’obbligo di definire le potenzialità delle risorse idriche, di pianificare il loro utilizzo, di regolare l’uso del territorio e di assicurare la sua sicurezza, compatibile con le necessità di tutti gli abitanti e di uno sviluppo sostenibile. Occorre urgentemente la redazione di un piano stralcio per il Cecina per soddisfare queste necessità. I Verdi della valle del Cecina continueranno nel loro impegno per la realizzazione di questo piano e per la salvaguardia del nostro territorio, che va dalla sorgente alla foce del fiume Cecina.

Verdi della valle del Cecina