Una mostra su Antonin Artaud

Milano, 9 novembre 2005 – Genio e sregolatezza. Genio e avanguardia. Genio e follia. Comunque, un genio. La vita e le opere di Antonin Artaud saranno ripercorse e analizzate nella mostra Artaud, Volti / Labirinti che si inaugura al Padiglione d’arte contemporanea di Milano (il cosiddetto Pac) il prossimo 5 dicembre. L’intento è di realizzare un montrage – acronimo che fonde le parole francesi «montage» (montaggio) e «montrer» (mostrare) – dei plurimi campi nei quali si sviluppò la movimentata quanto breve esistenza dell’autore de Il teatro e suo il doppio, nato a Marsiglia nel 1896 e morto a Ivry cinquantadue anni dopo, al termine di un lungo calvario cominciato in giovane età con disturbi di carattere nervoso e della personalità e culminato nel ricovero in manicomio.

Il percorso espositivo – curato dai transalpini Jean-Jacques Lebel e Dominique Païni – verrà presentato suddiviso in sezioni, tra le quali naturalmente quella dedicata al teatro, cui Artaud fornì un apporto straordinario con le sue pièce, le teorizzazioni sull’atto teatrale inteso come creazione autonoma che scaturisce da pulsioni primordiali come la paura, i contributi critici. Presenti disegni, manoscritti, lettere, un buon numero di autoritratti e fotografie donate allo scrittore dai suoi amici, prodotti come lui del crogiolo artistico parigino d’inizio Novecento: Man Ray, Balthus, Eli Lotar, Jean Dubuffet… Un’istallazione di Jean-Jacques Lebel mostrerà la stanza del manicomio di Rodez nel quale Artaud fu rinchiuso a partire dal 1943, luogo di patimenti dove gli vennero inflitte ben cinquantun sedute di elettroshock. Per la prima volta nel nostro Paese sarà inoltre disponibile l’intero repertorio delle sue apparizioni cinematografiche, che comprendono la Passione di Giovanna d’Arco di Carl Theodor Dreyer, La Leggenda di Liliom di Fritz Lang e L’Opera da tre soldi di Georg Wilhelm Pabst, tutti datati tra la seconda metà degli anni Venti e la prima metà del decennio successivo. La mostra rimarrà aperta fino al 12 febbraio 2006. Ingresso libero.

Nella foto, Antonin Artaud